MESSAGGIO ACCORATO AL CARDINAL BRANDMÜLLER

Il Movimento per la messa in latino è morto!
+ Ave Maria, Carissima Eminenza, Card. Walter Brandmüller!
Sono valerio, un fedele italiano. Da questo luogo interiore chiamato cuore, Le parlo davanti al mondo. E parlo a tutti. La voglio ringraziare per i Suoi recenti interventi. Intanto l’appello del 24 febbraio 2026 (Per una “riforma della riforma” che faccia pace …), in cui afferma che l’unità liturgica (del rito romano) sia necessaria all’unità di fede. Mi rendo conto che Lei forse spera in un’unità armonica tra vetus (rito in latino) e novus (rito del concilio), ma la Sua sincera constatazione di novembre, non so se se n’è accorto, dice ben altro. E per quanto involontaria, costituisce la verità sul nostro tempo. Nell’intervista del 13.11.2025, infatti (quarta risposta) (Kardinal Brandmüller: Für ein neues Konzil ist …), Lei sostiene che se la riforma conciliare fosse stata ben attuata non esisterebbe in pratica la messa in latino. Senza avvedersene, forse, Lei ha parzialmente preso le distanze dal movimento per la messa antica. L’ha fatto sottovoce. In modo spontaneo. Senza teologia. Ma col cuore. E ha fatto centro! Quello che incidentalmente sussurrava è vero. E cioè che unità liturgica significa proprio e necessariamente uniformità liturgica. Se la messa del concilio fosse ben fatta (e va riformata, lei assevera), l’altra non ci sarebbe. E’ proprio così. Come ha detto. E lo sa perché sarebbe (e sarà) così… e perché – senza sovrastrutture – ha finito per dirlo? Perché è giusto! Naturale, limpido, sorgivo…! Le chiedo di essere onesto fino in fondo. Di avere il coraggio di recidere pubblicamente il cordone ombelicale con l’impostura religiosa ancora in atto. Non ci può essere pace liturgica tra le due parti, quindi. Se ne rende conto? La pace esige la giustizia. Un solo rito per una sola fede: espressione semplicissima che non è vera solo perché semplice e carina. Ma è comunque vera. Ed è semplice. E carina. Tanto! E ha fondamento nelle parole di Gesù: “che siano una sola cosa”. Ed è scritta nero su bianco nel Concilio di Trento. La posta in palio qui non è solo ecclesiale, ma è pure la santità personale di tutti Voi, Cardinali R.L. Burke, Cordileone, Sarah, Vescovi Eleganti, Schneider e via dicendo. Nell’aldilà sappiamo che qualcuno non puo’ nominare il nome di Maria. E sappiamo anche chi. E nell’aldiquà, c’è qualcuno che fatica a parlare del figlio prediletto del Suo Cuore Immacolato, Giovanni Paolo II. Eppure il Suo pontificato è piuttosto ingombrante. Strategico, il primo del post-concilio. Difficile non notarlo. E Wojtyla ha letto il terzo segreto di Fatima! Sì, come ogni Papa. Ad oggi, noi popolo non lo conosciamo del tutto (ci manca la spiegazione della visione). Sappiamo però che riguarda l’apostasia senza precedenti di sacerdoti, vescovi e cardinali… E San Giovanni Paolo II, dopo aver letto e compreso che il segreto di Fatima riguarda l’apostasia del Clero, per 26 anni ha trattato la messa in latino come la peste nera. Questo è tutto! Il Movimento che vuole la messa in latino è finito! E’ falso! Si può dire che sia stato uno sciocco il Papa polacco? O che sia stato malvagio!? E ha risolto con disinvoltura, quasi leggerezza il “problema”, con un semplice foglio A4, commissionato alla Congregazione del Culto divino nel 1984. Quello che per alcuni è invece un argomento esistenziale. Anche per me, a quanto pare…
La questione liturgica tra i due messali è talmente grande che investe l’impianto e l’architettura della nostra Fede! E Lei lo sa questo! Pertanto, se Giovanni Paolo II avesse sbagliato non sarebbe santo. Esattamente come blàterano furiosamente i lefebvriani. Il Card. Ruini in questi giorni dichiara che Ratzinger è stato un ottimo teologo, ma che Giovanni Paolo II sia il santo più grande che abbiamo avuto di recente nella Chiesa regnante. Ecco! Bisognerà riconoscere che questo è vero e che è stato tradito! Il movimento per la messa in latino è morto, dunque! Ed è allo sbando. Nel suo appello, caro Brandmüller parla di novatori opposti a sostenitori della messa antica. Wojtyla non ha fatto altro che onorare un principio a cui tutti i Padri conciliari si sono attenuti e che esiste da secoli. Quindi i novatori, liturgicamente parlando, non sono quelli che non la pensano come Lei e Voi, ma siete proprio Voi! Il Suo appello, quindi, per quanto legittimo (e da me graditissimo, Le voglio bene!) e per quanto si sforzi di essere super partes, non riesce veramente ad esserlo. E poi, lo dico ai Suoi amici: chiedere disperatamente di applicare il messale del 1962, solo perché non abrogato, è un discorso da azzeccagarbugli, non da persone spirituali. E da avvocati perdenti, che si aggrappano a norme passeggere (peggio: passate), invece che ai princìpi. E da ribelli, che non accettano che il Concilio ha sostituito una messa con l’altra. L’ha detto in modo brutale anche il Cardinale Giuseppe Siri, in una lettera degli anni 80. Caro Cardinale, l’ha scritto Lei che la “messa di sempre” sta solo nelle parole della Consacrazione, mentre il resto è sempre cambiato. E nel 1965 è cambiato il messale, appunto. In questi giorni il Vescovo Schneider ha messo a repentaglio tutta la Sua credibilità, chiedendo a Leone XIV di accettare le prossime consacrazioni episcopali della Fraternità San Pio X. Ha affermato che non sarebbero nemici del Papa. Presto, però, saranno consacrati illecitamente dei vescovi. E da chi? Da altri vescovi già illeciti. Che furono pure illecitamente fatti sacerdoti da Lefebvre, sospeso a divinis già nel 1976. In che mani siamo! Non è certo Dio che vuole che il Suo Papa accetti uno scisma, come sta chiedendo Mons. Schneider. Per conto di chi lo chiede, allora!? Se non è Dio, sarà qualcun altro. E quelli che lavorano per “qualcun altro” non hanno pace. In questi giorni ancora Mons. Schneider ha suggerito a Leone XIV che concedendo la messa in latino al Movimento di cui è membro (e punta di diamante), Egli sarà ricordato in eterno per la pax liturgica leonina. Sa chi è che ha fatto questo, caro Cardinale? E’ sempre lo stesso. Quel “qualcun altro” che tentò Gesù nel deserto. E che oggi conduce idealmente in cima a una vetta il dolce Cristo in terra e gli fa: dacci quello che vogliamo che in cambio avrai una gloria eterna. E’ curioso che Mons. Schneider si ritrovi metaforicamente nello stesso luogo di quelli che a ragione (e meglio di tutti) aveva ammonito in questi anni sull’etica cristiana. La guerra di cui Lei parla, caro Brandmüller, ha visibilmente due fronti. E le due squadre adesso si trovano in parità: 1 a 1. Ma perché mai in questi giorni Schneider avrà fatto queste infelici e decisive esternazioni!? Forse perché sa bene che le vicende della Fraternità San Pio X e del Movimento che promuove la messa tridentina all’interno della Chiesa sono morbosamente legate. Ed intricate. Già nel 2005 Mons Fellay, lefebrviano, diceva che dentro la Chiesa c’era qualcuno che la pensava come loro. Ora sappiamo che è vero. Ed è più di qualcuno. I lefebvriani sono se non altro degli scismatici palesi. E’ evidente che Benedetto XVI, revocando in buona fede nel 2009 la scomunica dei vescovi della Fraternità, faccia il contrario di Wojtyla. E ciò si rivela ancora una volta un chiaro insuccesso. Bisognerà riflettere! Il Papa Polacco è santo anche per l’intransigenza morale che ebbe nei loro confronti. Voleva recuperarli alla Chiesa, isolando il capo, Mons. Lefebvre, per riconquistare anche lui. L’Ecclesia Dei (1988) sta tutta qui. Inoltre, sappiamo che Papa Ratzinger si era giustamente convinto che l’Eucarestia si riceve solo in ginocchio e in bocca, subordinandosi idealmente all’autorità di un predecessore, Innocenzo I, il quale, col favore di una tradizione successiva quasi bimillenaria, aveva sancito questo principio. I cardinali, vescovi e sacerdoti del Movimento tridentino avrebbero dovuto “obbligare” il Papa, anche pubblicamente, a ripristinare la Legge Universale. Essendo doveroso dinanzi a Dio e alla chiara Parola del Vangelo (nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi!) ed essendo tambureggiante nelle apparizioni mariane questa richiesta, mentre non è affatto presente quella di rifare la messa in latino. Ma non è stato fatto! Ed eravate i Suoi “amici”…! Ed eravate i Suoi “consiglieri”! Di certo saprete che oggi Leone XIV consacra dei vescovi che da preti toglievano le balaustre nelle Chiese.
Invierò questo scritto a vescovi, cardinali, al Superiore degli Agostiniani e vari altri, come in passato. Con preghiera di raggiungere il Papa, a cui nulla posso insegnare. Ma da credente piccolo piccolo Gli esprimo vicinanza. Che non tema niente e nessuno. Leone XIV ha adesso la possibilità di risolvere due problemi, senza aspettare giugno. Andrebbe ripristinata la scomunica alla Fraternità. E l’orientamento pre Summorum Pontificum sulla messa in latino. Questo anche per il bene di Benedetto XVI, la cui immagine è offuscata a causa del Motu Proprio del 2007. E non lo merita. Fu mal consigliato. San Giovanni Paolo II aveva ragione su tutte e due le cose: Rito latino e lefebrviani!
Prestate attenzione alla questione più significativa: l’Altissimo ha donato dal 1965 alla Chiesa 10 miracoli eucaristici riconosciuti. Mi sento un po’ come chi scese dalla montagna 3000 anni fa con le 10 parole che cambiarono il mondo. Quelli che lo aspettavano erano gente di dura cervice e furono umiliati. Non fate come loro. Oggi le 10 parole sono 10 segni. I prodigi sono 10, ma il messaggio è univoco! I miracoli sono tutti e solo nella messa conciliare, nonostante la campagna promozionale tridentina, alacremente sostenuta sui Media, abbia consentito di arrivare ad oltre 2000 luoghi di culto dove celebrare. Gesù non è d’accordo! 10 miracoli a ZERO! E’ molto netto! E ce ne sarebbero altri, ma non sono riconosciuti. E’ la Realtà più imponente che esista nell’Universo a spiegare quale sia la Liturgia autentica della Chiesa (che ovviamente ha bisogno di una riforma che dovrà recuperare alcuni aspetti della messa antica). Dovreste scrivere di questo. Perché sarà fatto. E se non lo farete, umilmente, lo farà qualcun altro e non sarà benevolo con Voi. Se come sappiamo è il Signore che ispira la Liturgia, mbè.. conterà qualcosa la Sua manifesta e reiterata opinione? Il nostro Creatore ha mostrato a tutti che uno solo è il rito! Che una sola è la forma del rito romano. Ci indica l’Unità nell’Uniformità liturgica. Il dualismo tra rito conciliare e messa in latino è un’invenzione vostra! Una mistificazione impacchettata in modo poco serio nel motu proprio del 2007 con l’espressione ingannevole di due forme per un rito! Cercate una foglia di fico se potete, perché è venuto il momento. Don Nicola Bux, ad esempio, ancora in questi giorni sul quotidiano Roma (e dovunque) si affanna a negare che l’unità liturgica significhi uniformità del rito. E cioè: una sola forma (conciliare) per un solo rito (romano). Dio ha mostrato che invece è così. Con prodigi riconosciuti dalla Chiesa ed esaminati dalla Scienza. E’ il tempo della resa per Voi. Peraltro pretendete di celebrare un rito che il Card. Brandmüller, uno dei Vostri, ha definito a novembre 2025 imperfetto! E per molti versi. I miracoli invece sono perfetti, Reale Presenza di Gesù! E sono irrimediabilmente in sintonia con l’insegnamento di San Giovanni Paolo II in quel famoso foglio A4 del 1984 e con 400 anni di Cristianesimo cattolico fino a San Pio V, Lui compreso! E’ normale, limpido che sia così! Perché il Creatore non si contraddice! Ormai siete una notte con poche stelle. E stanno cadendo, una ad una. Non siete pochi, invero. Anzi.. Ma state attenti a non diventare un’armata di monicelliana memoria. I segnali della tempesta perfetta ci sono tutti. Per umiliare i Dottori della Legge il Signore ha mandato uno stupido, un cretino vero, totale! E spero che nessuno dubiti mai di questo. Vi assicuro che è così, io lo conosco benissimo, volete che non lo sappia… sono io!? E sono davvvero… sì, davvvero con tre “V”.. sorpreso!!!... che Robert Musil abbia potuto scrivere il suo romanzo più celebre senza avermi mai incontrato. Come avrà fatto!? Eppure… Quello sciocco, perdigiorno e nullafacente che dicevo prima, ha indicato una Realtà (che è allo stesso tempo Fatto, Dottrina, argomento inconfutabile ed insegnamento liturgico definitivo) che tutti potevano e possono vedere da 60 anni sul Pianeta Terra, ma che nessuno aveva guardato. Nessuno Vi giuro nessuno… E siamo miliardi! Miliardi di miliardi. Forse triliardi. Questo è memorabile. Non solo nel merito. Ma nel metodo. Uno che non sa niente e capisce ancora meno, che arriva prima dei Teologi o Teologhi… Vabbè, quello che è.
E adesso sono emozionato! Sì…! E un sacco contento! Per averVi scritto di nuovo. E mi è venuto così bene, anche stavolta! Sembra il goal di maradona all’Inghilterra! Quello da centrocampo. Forse è merito di papà, che oggi manca da 5 anni, o di San Giovanni Paolo II, di cui nella mia parrocchia veneriamo una reliquia, ben custodita dai Padri Salvatoriani, sante persone! Vi esorto a visitare questa reliquia nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Tortoreto Lido (Teramo, Italia, Mondo, Universo, ebbasta!).
Infine, caro Card. Walter Brandmüller, io ho molta fiducia in Lei! E’ il decano tra i cardinali legati alla Tradizione e da novembre mi è particolarmente simpatico. Spero che da oggi sia più nitidamente segno di contraddizione e di onestà intellettuale nei confronti dei Suoi amici, per il bene dell’Ecclesia. I miracoli eucaristici parlano da soli! Silenziosamente! Non servono grandi studi. Basta un pizzico di semplicità. E’ tutto semplice. E felice. La cosa singolare è che questi ultimi 10 miracoli riconosciuti vanno teologicamente d’amore e d’accordo con l’espressione semplicissima e carina che dicevamo sopra. Sì, sopra sopra, sopra….: un solo rito per una sola fede. Quindi: Semplice + semplice = vero! …ma perché non si sente!? Non si sente che odora di vero? E sa di bello! ...sì, profuma di Cielo! Dio Vi benedica! Grazie del tempo che mi avete dedicato. Maria Santissima dello Splendore, Regina Corredentrice, Mediatrice di tutte le Grazie ed Avvocata, prega per noi! Amen.
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